Ormai tutti ci siamo resi conto che il nostro sistema paese, che da molto tempo risente della guida di una classe politica inadeguata, sprecona, improvvisata e corrotta, non importa di quale segno politico sia il governo di turno, non era in grado di fronteggiare l’emergenza pandemica a febbraio così come non lo è nemmeno ora, in maniera meno comprensibile e molto più colpevole.

L’analisi della normativa, copiosa e raffazzonata, che si è susseguita in questi mesi a partire dal D.L. 18/2020, affettuosamente ed ottimisticamente battezzato “Cura Italia”, ci mostra un panorama sempre più desolante, fatto di dettati normativi confusi e inadeguati, di misure che non tengono conto della situazione reale e delle difficoltà applicative, di “norme d’immagine” che mai verranno applicate.

Se è vero, come è vero, che sino a qui i vari decreti emanati dal Governo e convertiti dal Parlamento hanno previsto la successiva emanazione di oltre 500 decreti attuativi per l’applicazione delle misure previste dalle norme, e che ad oggi mancano ancora 477 di questi decreti attuativi, si intuisce come buona parte delle oltre 10.000 pagine di normativa prodotte nel 2020 rischiano di restare carta straccia.

Eclatante il caso delle settimane di ammortizzatori sociali introdotte dal D.L. Ristori (137/2020) la cui regolamentazione è stata “ritoccata” dopo una decina di giorni dal D.L. Ristori bis (149/2020).

Queste ulteriori sei settimane, anticipate e sbandierate come aiuto alle imprese e ai lavoratori in questo difficile periodo di seconda ondata della pandemia di Covid-19, di cui anche le organizzazioni sindacali sono andate fiere, in realtà sono lo più il proverbiale specchietto per le allodole.

Per capire il perché bisogna fare un passo indietro.

Il decreto Agosto (104/2020) che ha allietato l’estate di noi addetti ai lavori, aveva introdotto diciotto settimane di ammortizzatori sociali che si aggiungevano a quanto già previsto dal decreto Rilancio (34/2020). Queste settimane potevano essere richieste in due tranches di nove settimane ciascuna, fruibili entro il 31/12/2020.

Già allora è stato introdotto, tra gli altri, un principio per il quale tutte le settimane di integrazione salariale autorizzate dopo il 13 luglio in virtù del decreto Rilancio, andavano sottratte dalle prime nove richiedibili per il decreto Agosto, di fatto riducendo il totale delle settimane a disposizione delle aziende.

Con il decreto Ristori il Governo è riuscito a fare ancora meglio: di tutte le diciotto settimane messe a disposizione con il D.L. 104, già decurtate come si è detto, dopo il 16 di novembre non è più possibile utilizzare nulla, o meglio, tutto quanto autorizzato da tale data in avanti va ad assorbire una parte corrispondente delle sei settimane introdotte dal decreto Ristori.

Ma non è tutto qui: in ogni caso tra il 16 novembre ed il 31 gennaio non si possono richiedere più di sei settimane di integrazione salariale.

Questo significa che tutte quelle aziende, e sono la maggioranza, che durante l’estate e fino ad ottobre non hanno utilizzato o utilizzato pochissimo gli ammortizzatori sociali derivanti dal D.L. 104, che potrebbero utilizzarle proprio ora, nel periodo di massimo bisogno, le vedono ridotte a sei settimane che devono bastare a coprire un periodo di undici settimane, ossia fino al 31 gennaio 2021.

Solo nel caso in cui l’azienda avesse giù fruito entro il 14 novembre di tutte le diciotto settimane di ammortizzatori sociali a disposizione, avrebbe un effettivo aiuto nel richiedere le settimane così graziosamente messe a disposizione con il decreto Ristori, che comunque restano sei da centellinare in un periodo di due mesi e mezzo.

Ovviamente, per le aziende con diritto ad accedere agli ammortizzatori sociali ordinari, è sempre possibile far fronte alla necessità di ulteriori periodo di integrazione salariale seguendo la normativa ordinaria (che ha comunque un costo), accedendo così alla CIGO o al FIS a seconda del settore di appartenenza. Restano però scoperte tutte quelle aziende, e sono tantissime, che in questo momento sono tutelate dalla Cassa Integrazione in Deroga e che resterebbe senza alcuna possibilità di accesso a sistemi di integrazione salariale.

Si attende ora il prossimo Decreto Legge, che sembra si chiamerà “Ristori ter”, per vedere se, questa volta veramente, verranno previste misure che possano porre rimedio a questa situazione che rischia di vedere messe ancora più in difficoltà le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni.